Sterling si raggelò. I suoi occhi persero quella maschera di serafica professionalità per rivelare un autentico sgomento. «Un uomo anziano? Con una cicatrice sopra il sopracciglio sinistro?»

«Non ho visto le cicatrici, c’era troppa luce… ma era vecchio, magro, con una barba grigia disordinata. Chi era, Arthur?»

L’avvocato deglutì a fatica, guardando prima me e poi Wyatt. «Quindici anni fa, il certificato di morte di Raymond Hayes fu firmato da un medico condotto che, guarda caso, era il migliore amico d’infanzia di Gregory. Ma il corpo non fu mai cremato. Dissero che era stato sepolto nella cripta di famiglia a Savannah, ma io non riuscii mai a ottenere l’accesso per verificare.»

Il silenzio che calò nella stanza d’ospedale fu spezzato solo dal bip ritmico del monitor cardiaco.

«Mio nonno non è morto», dissi, e l’orrore di quella frase mi gelò il sangue nelle vene. «Hanno tenuto mio nonno prigioniero per quindici anni per incassare la sua pensione e mantenere l’assegnazione provvisoria della villa.»

«Se questo è vero», disse Wyatt con una voce che prometteva l’inferno, «non andranno semplicemente in prigione per lesioni gravissime. Finiranno dritti in un penitenziario federale per sequestro di persona continuato, frode, tortura e tentato omicidio.»

In quel momento bussarono alla porta. Due detective della polizia di Columbus, il detective Miller e la sua collega Vance, entrarono mostrando i distintivi.

«Signorina Hayes, signor Campbell. Dobbiamo raccogliere la sua dichiarazione», disse Miller. «Abbiamo una pattuglia ferma davanti alla casa dei suoi genitori, ma Gregory Hayes rifiuta di aprire la porta, sostenendo che si è trattato di un banale incidente domestico, una discussione in cui lei è scivolata sul vialetto colpendo il bordo della scala.»

Un sorriso amaro e feroce si dipinse sulla parte intatta delle mie labbra. Il dolore fisico si era trasformato in carburante puro.

«Detective», dissi, drizzandomi sul letto e ignorando le proteste dell’infermiera Martha. «Non sono scivolata. Mio padre mi ha scagliato un mattone in faccia con l’intento di distruggermi la vita. E mentre lo faceva, mia madre rideva e mia sorella incoraggiava il delitto. Abbiamo sei testimoni: Wyatt, l’elettricista della ditta energetica, due vicini che stavano falciando il prato dall’altra parte della strada, e il postino che ha assistito a tutta la scena dall’incrocio. Ma c’è di più. Molto di più.»

Miller aggrottò le sopracciglia, prendendo il taccuino. «Cosa intende?»

«Voglio che chiediate immediatamente un mandato di perquisizione di emergenza con l’unità d’assalto», intervenne Arthur Sterling, posando la cartella sul tavolino davanti ai poliziotti. «Non solo per il tentato omicidio della mia assistita. All’interno di quell’immobile c’è un uomo sequestrato da oltre un decennio. E se non vi muovete subito, Gregory Hayes farà sparire le prove, o peggio, eliminerà l’ostaggio prima che possiate trovarlo.»

I due poliziotti si scambiarono un’occhiata carica di tensione. Miller comprese immediatamente che non si trattava della solita lite tra parenti finita male, ma dell’innesco di una bomba giudiziaria che avrebbe fatto tremare l’intera contea.

«Vance, chiama il giudice di turno. Fatti firmare un mandato perquisizione d’urgenza per pericolo imminente di vita», ordinò Miller alla collega, per poi voltarsi verso Wyatt. «Campbell, lei viene con noi per confermare l’identificazione sul posto. Sterling, lei venga per la parte documentale. Signorina Hayes… lei resti qui sotto scorta.»

«No», dissi con voce perentoria, togliendomi il catetere della flebo dal braccio. Una goccia di sangue cadde sul lenzuolo bianco. «Io vengo con voi.»

«Sadie, sei pazza? Hai una frattura facciale, hai perso sangue!» esclamò Wyatt, cercando di trattenermi.

«Non me ne starò qui a guardare il soffitto mentre quegli impostori cercano di cancellare vent’anni di menzogne», ribattei, guardandolo dritto negli occhi con tutta l’intensità del mio amore e della mia rabbia. «Hanno cercato di spezzarmi la faccia per farti scappare da me, Wyatt. Voglio che vedano che sono ancora qui. In piedi. E voglio essere lì quando le manette si chiuderanno sui loro polsi.»

Wyatt mi guardò per un lungo istante, poi annuì lentamente, stringendomi le spalle. Conosceva la mia determinazione. Era una delle ragioni per cui si era innamorato di me, preferendomi alle arie vuote e superficiali di Melanie.

Venti minuti dopo, un corteo composto da quattro gazzelle della polizia, un furgone delle unità speciali e il grande SUV nero di Wyatt sfrecciava a sirene spiegate lungo i viali alberati di Columbus, squarciando la quiete della notte estiva. Il vento caldo che entrava dal finestrino socchiuso mi accarezzava le bende strette intorno alla testa. La mia mano destra era stretta in quella di Wyatt; la sinistra teneva stretto sul grembo il documento originale del trust di Raymond Hayes.

Quando arrivammo davanti alla vecchia casa, la scena era spettrale. Le luci del portico erano spente, ma al secondo piano c’era un frenetico viavai di ombre dietro le tendine. Gregory e Brenda stavano facendo i bagagli. Avevano capito che l’elettricista aveva rovinato i loro piani e che la polizia non avrebbe creduto alla favola della caduta accidentale.