«Fuori da qui, subito!» ruggì Roman, rivolto ai suoi due uomini alla porta. «Liberate il cortile per l’elicottero! Chiamate il St. Jude e dite al primario che stiamo arrivando. Se non è sulla pista d’atterraggio quando tocchiamo terra, gli brucio l’ospedale sopra la testa!»
«Roman, smettila di minacciare la gente!» gemette Evelyn, persino in mezzo al dolore lancinante che le attanagliava il basso ventre, cercando di mantenere un briciolo della sua dignità di insegnante.
Silas non perse tempo. Senza curarsi del fango o delle apparenze, sollevò Evelyn tra le braccia con una delicatezza che contrastava violentemente con la sua mole massiccia. Il cappotto bagnato di Silas avvolse la donna come uno scudo.
«Ti tengo io, Evie. Non avere paura» mormorò l’avvocato, avviandosi a passo svelto verso il corridoio.
Roman li seguì da vicino, ma prima di varcare la soglia si fermò per un unico, gelido secondo. Si voltò a guardare Conrad Voss, che sedeva immobile contro la parete, tremante, mentre le prime grida degli agenti federali cominciavano a echeggiare nell’atrio dell’edificio storico.
«Hai toccato mia sorella» disse Roman Mercer, a voce bassissima. «Prega il tuo Dio che mio nipote nasca sano e forte. Perché se quel bambino ha anche solo un graffio… le carceri federali non saranno abbastanza profonde per tenerti al sicuro da me.»
Senza attendere risposta, Roman si voltò e uscì, lasciando la porta spalancata dietro di sé.
La pioggia fuori cadeva a dirotto, trasformando i giardini curati della Hawthorne Preparatory School in un mare di fango nero. Il vento sollevava le pale dell’elicottero, mentre Silas correva attraverso il prato proteggendo Evelyn con il proprio corpo dalle raffiche d’acqua.
Dietro di loro, le porte principali della scuola venivano sfondate dagli stivali degli agenti speciali in giubbotto tattico. Agenti con la sigla FBI stampata in giallo sulla schiena sciamavano all’interno dell’edificio storico, i loro ordini secchi che coprivano il rumore del temporale: «Tutti fermi! Mani visibili sul tavolo! Nessuno tocchi quei faldoni!»
Mentre l’elicottero si sollevava dal terreno in una nuvola di vapore e gocce d’acqua, Evelyn guardò dall’oblò la scuola allontanarsi sotto di loro. I tetti di ardesia grigia, le torrette vittoriane, i campi da tennis dove per cinque anni aveva cercato di insegnare a giovani privileged che la poesia e l’onestà contavano più del denaro: tutto sembrava ridursi a un modellino insignificante, un giocattolo fragile destinato a sgretolarsi sotto il peso della propria ipocrisia.
All’interno della cabina, il rumore del motore era assordante. Silas teneva stretta la mano di Evelyn, monitorando il suo respiro, mentre Roman, seduto di fronte a lei, non toglieva gli occhi dal suo viso pallido.
«Non lascerò che questo lo tocchi» sussurrò Evelyn, guardando Roman attraverso le lacrime e il sudore, con una determinazione che non apparteneva alla giovane professoressa di letteratura, ma alla figlia del sangue dei Mercer. «Mio figlio saprà chi era suo padre. Saprà che Nathan è morto per difendere la verità. Ma non saprà mai cosa significa vivere nell’ombra della vendetta. Mi hai sentita, Roman?»
Roman guardò la mano di Silas stretta a quella di sua sorella. Poi guardò il sangue ormai asciutto sul labbro di lei, quel marchio indelebile lasciato dalla violenza di un mondo che pretendeva di essere civile mentre divorava i più deboli.
Roman chinò il capo per un istante, accennando un cenno lento e solenne.
«Tuo figlio avrà tutto quello che Nathan avrebbe voluto per lui, Evie» disse l’uomo, e per la prima volta nella sua vita la sua voce sembrò priva di spigoli, levigata da un dolore che non poteva più essere vendicato con il piombo. «E la prima cosa che avrà sarà un fondo per gli studi. Intitolato a Nathan Mercer. E a Owen Price.»
Evelyn chiuse gli occhi mentre un’altra fitta la scuoteva, ma questa volta non era sola. Il battito del motore dell’elicottero correva veloce verso la città, lontano dalle mura marce della Hawthorne, squarciando le nuvole scure di novembre verso la prima, flebile striscia di luce che si apriva oltre la tempesta.






