Indossava un cappotto scuro, perfettamente stirato, e occhiali rotondi con montatura sottile in titanio. Il suo viso era magro, affilato, privo di rughe d’espressione, con la pelle d’un pallore ceroso che tradiva anni passati lontano dalla luce del sole. Aveva circa cinquant’anni, ma sembrava un reperto preservato sotto vuoto.
«Leo,» disse Vance, raggiungendo l’ultimo gradino di cemento e fermandosi sulla soglia del seminterrato. La sua torcia illuminò la pedana con la finta famiglia. «So che non sei solo. L’umidità dell’aria è salita del quattro percento. Il calore corporeo ha modificato il punto di rugiada sulla parete nord. Chi hai portato nel nostro santuario?»
Uscii lentamente dall’ombra della scrivania, posizionandomi a circa dieci metri da lui, mantenendo la Glock puntata al centro della sua massa corporea con entrambe le mani ben salde.
«Polizia di Portland! Getta l’arma a terra, Julian! Adesso!»
Il raggio della sua torcia alogena mi colpì dritto negli occhi, accecandomi per una frazione di secondo. Ma non abbassai l’arma. Mi spostai lateralmente di due passi per uscire dall’asse visivo diretto, sfruttando l’addestramento tattico.
Vance non trasalì. Non mostrò paura, né rabbia, né sorpresa. Si limitò a inclinare leggermente la testa di lato, come un entomologo che osserva uno scarafaggio comparso inaspettatamente sotto la lente del suo microscopio.
«Un agente di pattuglia,» disse con tono deluso, quasi dispiaciuto. «Un semplice guardiano di periferia. Speravo che Eleanor o il ragazzo avessero attratto qualcuno con un quoziente intellettivo superiore. Tu sei… Dunham, suppongo. Il sergente che staziona davanti al plesso scolastico. Una variabile irrilevante.»
«Posa quel cazzo di fucile sul pavimento e metti le mani dietro la testa!» ripetei, con un tono d’autorità che fece tremare i pannelli insonorizzati. «È finita, Vance. Sappiamo chi sei. Sappiamo cosa hai fatto a Eleanor. I rinforzi stanno arrivando.»
Una menzogna necessaria, ma Vance non batté ciglio. Un sorriso gelido, appena accennato, piegò le sue labbra sottili.
«I tuoi rinforzi non possono sentirti, agente Dunham. Questa struttura sotterranea è isolata con quattro strati di piombo e una maglia di rame intrecciata. Non esiste spettro elettromagnetico capace di penetrare tre metri di terra e cemento armato schermato. E tu sei entrato senza avvisare la centrale, vero? Ti ho visto dallo specchietto retrovisore tre isolati fa mentre camminavi accanto al ragazzo. Eri troppo incuriosito, troppo tronfio della tua morale da boy scout per aspettare un mandato o una squadra di supporto.»
Il suo ragionamento era impeccabile. Ed era spaventosamente vero.
«Hai commesso un errore di calcolo madornale,» continuò Vance, tenendo il fucile puntato verso il basso, ma con il dito indice rilassato lungo il ponticello. «Leo non è un bambino maltrattato. Leo è la seconda fase della mente di Eleanor. Quando lei ha manifestato il carcinoma cerebrale al settimo mese, ho capito che la coscienza umana è troppo fragile per essere affidata alla biologia ordinaria. La mente deve essere strutturata, purificata dagli errori casuali dell’empatia e della società.»
«Hai simulato la sua morte,» dissi per farlo parlare, guadagnando ogni secondo utile affinché Leo potesse strisciare fuori dal condotto. «L’hai tenuta qui sotto.»
Lo sguardo di Vance si spostò per un attimo sul primo manichino di silicone, quello con i capelli castani intrecciati.
«Non ho simulato nulla. La sua carne era fallimentare. Ha ceduto due giorni dopo aver dato alla luce il ragazzo. Ma i suoi modelli sinaptici… quelli li ho conservati. Ho mappato ogni singola connessione del suo lobo frontale prima che il tumore divorasse tutto. E sto replicando quella stessa architettura neurale nel cervello di Leo attraverso una stimolazione controllata da sette anni. Nessuna distrazione. Nessun trauma incontrollato. Solo ordine puro.»
«Hai distrutto la vita di tuo figlio,» sputai fuori con disprezzo. «Quel bambino è terrorizzato da te. Mi ha chiesto aiuto perché non ne può più della tua pazzia.»
«Il terrore è solo una risposta biochimica primitiva,» replicò Vance con assoluta freddezza. «Svanisce non appena la corteccia prefrontale impara a sopprimere l’amigdala. Era quasi pronto. Mancavano solo sei mesi al completamento della terza fase. E tu hai contaminato il suo ambiente sterile.»
Il suo braccio sinistro si mosse con una velocità innaturale per un uomo della sua corporatura. Invece di sollevare il fucile, premette con il pollice un piccolo interruttore montato a parete vicino alla porta d’ingresso.
I faretti a soffitto si spensero istantaneamente, lasciando il seminterrato avvolto nel buio più assoluto, squarciato solo dal raggio violento della sua torcia alogena che saettò verso il mio viso.
BANG.
Il fragore del fucile a pompa rimbombò nello spazio chiuso come un tuono devastante. La scarica di pallettoni sradicò una porzione della scrivania in plexiglas dietro la quale mi ero tuffato all’ultimo millisecondo. Schegge di plastica e metallo mi colpirono la spalla e il collo, bruciando come aghi roventi.






