«Nessuno tocca la cantina di Ashbourne House tranne Marco,» disse Dominic, senza alzare il tono. «E Marco ha prelevato quella bottiglia dalla tua cassetta di legno d’ebano solo quindici minuti fa, chiusa con il sigillo di piombo dei Carrington. Un sigillo intatto fino a quando non sei entrato tu in sala.»

Dominic fece un cenno col mento.

Matteo fece un passo avanti. Con una velocità brutale e priva di teatralità, afferrò Pierce per il colletto della camicia di seta e lo spinse a terra, esattamente nello stesso punto in cui io ero stata in ginocchio fino a pochi minuti prima, a pochi centimetri dal veleno e dal vetro frantumato.

«Dominic!» strillò Blair, precipitandosi verso di lui con le mani protese, le lacrime che le rigavano il trucco perfetto. «Mio fratello non farebbe mai una cosa del genere! Siamo noi! Siamo i Carrington! Abbiamo bisogno di te! La nostra famiglia ha investito tutto in questa fusione!»

Dominic non la guardò nemmeno. Con una mano sola, le afferrò l’avambraccio – lo stesso braccio che aveva brandito il frustino contro la mia schiena – e lo serrò con una forza tale che Blair emise un gemito di dolore soffocato, cadendo a sua volta in ginocchio.

«Investito tutto?» mormorò Dominic, chinandosi appena verso di lei. «Vostro padre ha perso quaranta milioni di dollari con i derivati a Singapore tre mesi fa. La vostra compagnia navale è in bancarotta fraudolenta da agosto. Credevate che non lo sapessi? Pensavate che stessi sposando una bambola viziata e vuota per prestigio sociale?»

La voce di Dominic si fece ancora più gelida, tagliente come una lama di bisturi.

«Volevate il mio impero senza di me. Il testamento biologico e la procura generale che il tuo avvocato ha infilato nelle clausole prematrimoniali… credevi che non li avessi fatti esaminare riga per riga? Sapevi che dopo la mia morte improvvisa, la signora Vale avrebbe ereditato la gestione ad interim delle linee marittime.»

Blair tremava convulsamente. «Non… non è vero… io non sapevo del vino! Lo giuro su Dio, Dominic! Io non sapevo nulla del cianuro! Era un’idea di Pierce! Pierce ha detto che dovevamo salvarci, che tu ci avresti distrutti comunque non appena scoperto il debito!»

Pierce lanciò uno sguardo d’odio feroce a sua sorella. «Maledetta stupida… chiudi quella bocca!»

«È finita, Pierce,» disse Dominic.

Si raddrizzò in tutta la sua statura, sistemandosi i polsini della camicia con una lentezza metodica. Poi volse lo sguardo verso i duecento invitati, che sembravano trattenere il respiro collettivo.

«Signore e signori,» disse Dominic, e la sua voce risuonò nitida in ogni angolo della sala, «la festa è conclusa. Le vostre auto vi aspettano all’ingresso principale. I miei autisti vi riaccompagneranno a casa. Ciò che avete visto e sentito stasera non lascerà queste mura. Se una sola sillaba di ciò che è accaduto qui dovesse apparire su una colonna di gossip, su un fascicolo del procuratore distrettuale o in una conversazione da club privato, considererò ciascuno di voi personalmente responsabile della fuga di notizie. E sapete bene cosa significa per i vostri conti bancari e per le licenze delle vostre società.»

Nessuno protestò. Nessuno osò nemmeno salutare. Con una fretta decorosa ma visibilmente terrorizzata, banchieri, giudici, ereditiere e magnati sfilarono verso l’uscita laterale come ombre spaventate, evitando persino di incrociare lo sguardo del padrone di casa.

In meno di cinque minuti, il grande salone di Ashbourne House fu vuoto.

Erano rimasti solo Dominic, Matteo, due guardie armate alle porte, il dottor Vane, Pierce rannicchiato sul marmo con il respiro spezzato, Blair che singhiozzava disperata contro la base di una colonna, e io.

Ero ancora in piedi, con la schiena che bruciava come se fosse stata marchiata a fuoco e la giacca di Dominic Vale pesante sulle mie spalle.

Dominic si voltò verso Matteo. «Porta il signor Carrington nella cantina inferiore. Quella senza finestre. Fagli compagnia finché non avrò finito di parlare con la signora Vale.»

«No! Dominic, per favore! Dominic!» urlò Pierce mentre due guardie lo sollevavano di peso per le ascelle, trascinandolo via con le scarpe che strisciavano sul pavimento, lasciando una scia disordinata tra le gocce di Bordeaux velenoso. Le porte della servitù si richiusero dietro di lui con un tonfo metallico.

Poi Dominic guardò Blair.

«Tu,» disse, «hai dieci minuti per raccogliere le tue cose e salire sull’auto che ti porterà all’aeroporto O’Hare. C’è un biglietto di sola andata per Zurigo a nome tuo. Se metti di nuovo piede nello stato dell’Illinois, o se provi a contattare chiunque dei miei associati, rilascerò alla Securities and Exchange Commission tutti i registri contabili truccati di tuo padre. E passerai i prossimi vent’anni in una prigione federale della Virginia occidentale insieme a tuo fratello.»