PARTE 7 — LA TEMPESTA INTERIORE E IL RITORNO A CASA
La serata si concluse con un trionfo per la fondazione, ma il ritorno alla tenuta fu accompagnato da un silenzio denso e riflessivo. Nicolas si era addormentato quasi subito sui sedili posteriori dell’auto, con la testa appoggiata al grembo di Isabelle. La ragazza gli accarezzava i capelli con movimenti ritmici, mentre guardava scorrere le luci dei lampioni lungo l’autostrada che lasciava la capitale per addentrarsi nelle campagne buie dell’Île-de-France.
Adrien guidava personalmente quella notte, avendo congedato l’autista per restare solo con loro. Nello specchietto retrovisore incrociava spesso lo sguardo di Isabelle. C’era qualcosa di non detto tra loro, un nodo emotivo che la serata di gala aveva stretto fino al punto di non poter più essere ignorato.
Arrivati al castello, Adrien prese Nicolas tra le braccia per portarlo nella sua stanza senza svegliarlo. Il bambino mugolò piano nel sonno, stringendosi alla giacca del padre con un gesto d’abitudine che ad Adrien riempiva sempre il petto di commozione. Isabelle li seguì al piano superiore per aiutarlo a togliere le scarpine e rimboccare le coperte.
Nella penombra della cameretta, illuminata solo dalla piccola lampada notturna a forma di stella, i due adulti rimasero immobili per qualche minuto a guardare il respiro regolare del bambino.
— Dorme sereno — sussurrò Isabelle, alzandosi dal bordo del letto.
— Ha imparato a farlo solo grazie a te — rispose Adrien sottovoce.
Uscirono nel corridoio silenzioso, chiudendo la porta con cura per non fare rumore. Ma invece di avviarsi verso la sua ala della casa, Isabelle si fermò davanti alla grande finestra che si affacciava sul cortile interno. Le sue spalle apparivano improvvisamente stanche.
Adrien le si avvicinò, rimanendo a un passo di distanza.
— Sei stata straordinaria stasera, Isabelle. La tua risposta a Montmirail… non avrei potuto desiderare una lezione migliore per quell’uomo.
Isabelle voltò il viso verso di lui. Nella semioscurità del corridoio, i suoi occhi sembravano enormi e velati di una tristezza improvvisa.
— È stato facile rispondere a lui, Adrien. Diceva cose prevedibili, rozze. Non sono le persone come Montmirail che mi spaventano.
— E cosa ti spaventa?
Isabelle abbassò lo sguardo, stringendosi le braccia al petto come se avesse freddo, nonostante la mitezza della notte estiva.
— Mi spaventa quello che sta accadendo qui dentro. Tra noi.
Adrien sentì un tuffo al cuore. Fece un passo più vicino, fino a poter scorgere ogni minima sfumatura sul viso della ragazza.
— Perché dovrebbe spaventarti?
— Perché non possiamo far finta di nulla! — la sua voce tremò leggermente, trattenuta per non svegliare il bambino. — Stasera mi hai portata in quel salone, mi hai tenuta al tuo fianco davanti a tutta Parigi. Hai fatto quel discorso… tutti hanno capito. E io non posso, non devo permettere che tu confonda la gratitudine per ciò che ho fatto con qualcos’altro.
— Pensi davvero che si tratti solo di gratitudine? — chiese Adrien, e nella sua voce c’era una nota di dolore autentico. — Pensi davvero che un uomo di quarant’anni, che ha vissuto la disperazione più nera, non sappia distinguere il debito di riconoscenza dall’amore?
La parola risuonò nel corridoio deserto con la forza di una campana. Isabelle sussultò, come se fosse stata colpita.
— Non pronunciare quella parola, ti prego. Tu sei Adrien Delmas. Sei il vedovo di Claire, una donna straordinaria che ti amava con tutta se stessa. Io sono… io sono solo la ragazza che ha risposto a un annuncio per aiutarla quando stava male. Non posso prendere il suo posto. Non ne ho il diritto, e non lo farei mai.
— Nessuno ti ha mai chiesto di prendere il suo posto! — Adrien le prese le spalle con entrambe le mani, con una delicatezza ferma che la costrinse a guardarlo. — Claire era il mio passato, è stata la madre di mio figlio e avrà sempre un angolo sacro nel mio cuore. Ma la vita non finisce con il lutto,
Isabelle. Me l’ha scritto lei stessa in quella lettera, ricordi? Mi ha pregato di non restare solo in questa casa immensa, mi ha detto che Nicolas aveva bisogno di braccia che lo stringessero e che io avevo bisogno di tornare a vivere.
Le lacrime cominciarono a scendere silenziose sulle guance di Isabelle.
— E se mi amassi solo perché rappresento il legame con lei? Se vedessi in me solo la continuazione della promessa fatta a Claire?
— Ti amo per quello che sei tu — rispose Adrien senza esitazione, la voce rotta da una sincerità disarmante. — Ti amo per la tua fierezza tranquilla, per la pazienza infinita con cui mi hai insegnato a essere padre, per come ridi quando Nicolas dice una sciocchezza e per come hai saputo perdonare mia madre quando chiunque altro avrebbe cercato vendetta.
Non c’è Claire in questo, Isabelle. Ci sei solo tu.





