L’estate arrivò carica di sole e di profumi intensi. Con la fine dell’anno scolastico, la vita alla tenuta Delmas divenne più rilassata, scandita dalle lunghe passeggiate nel bosco che costeggiava la proprietà e dai pomeriggi passati a leggere sotto l’ombra dei faggi secolari. Il rapporto tra Nicolas e il padre era ormai saldo: il bambino cercava Adrien per ogni piccola scoperta, per ogni domanda sul mondo, e Adrien rispondeva sempre con una pazienza infinita, riscoprendo attraverso gli occhi del figlio una meraviglia che credeva perduta per sempre.
Anche Hélène aveva cominciato a fare visite regolari, una volta ogni due settimane. Non restava mai a dormire, ma i suoi pomeriggi con Nicolas stavano lentamente ricostruendo una complicità fragile ma autentica. Aveva smesso di criticare le scelte educative della casa e, pur mantenendo la sua innata freddezza con il personale, trattava Isabelle con un rispetto formale impeccabile.
Tuttavia, il mondo dell’alta borghesia a cui la famiglia apparteneva non aveva dimenticato gli eventi di due anni prima. La scomparsa improvvisa di Adrien dagli eventi sociali e la sua ostinata chiusura nella tenuta di campagna avevano alimentato chiacchiere velenose. Chi era quella donna che viveva stabilmente con lui? Davvero l’erede dell’impero Delmas si era ridotto a farsi consigliare da una governante?
L’occasione per il ritorno pubblico della famiglia fu l’annuale gala di beneficenza organizzato dalla Fondazione per l’Infanzia, un’istituzione benefica creata in memoria di Claire Delmas pochi mesi prima della sua scomparsa. Era un appuntamento a cui Adrien non poteva e non voleva sottrarsi: Claire aveva dedicato gli ultimi bagliori della sua energia a quel progetto, e onorare la sua memoria significava esserci.
La serata si sarebbe svolta nei saloni dorati di un lussuoso albergo parigino affacciato su Place Vendôme. L’invito ufficiale era indirizzato ad Adrien Delmas e alla sua famiglia.
Tre giorni prima dell’evento, Adrien chiamò Isabelle nel suo studio.
— Vorrei che venissi con noi — disse senza preamboli, porgendole una busta d’invito elegante.
Isabelle rimase sorpresa, guardando il cartoncino con diffidenza.
— È una serata formale, Adrien. Ci saranno giornalisti, ministri, tutti i vostri soci. Nicolas ha solo sei anni, non credo sia il luogo adatto per farlo restare fino a tardi, e per quanto riguarda me… io non appartengo a quell’ambiente.
— Nicolas parteciperà solo alla cerimonia iniziale di apertura, dove verrà presentato il nuovo padiglione ospedaliero intitolato a Claire, e poi Jean lo riaccompagnerà a casa con l’autista prima di cena — spiegò Adrien con fermezza. — Ma tu devi esserci. Non come bambinaia, ma come parte integrante della nostra vita. Claire voleva che tu fossi riconosciuta per quello che hai fatto. E io voglio che tutti sappiano che la persona che tiene in piedi la mia famiglia non è un segreto da nascondere.
Isabelle cercò di resistere.
— La gente parlerà, Adrien. Tua madre subirà l’umiliazione delle loro domande, e tu sarai al centro dei pettegolezzi. Non mi importa di me stessa, so chi sono e da dove vengo, ma non voglio che Nicolas senta malignità sul nostro conto.
Adrien si alzò, fece il giro della scrivania e le si mise di fronte. Le prese delicatamente le mani, un gesto che non aveva mai osato fare prima con tanta trasparenza.
— Lascia che parlino, Isabelle. Ho passato due anni della mia vita a preoccuparmi di salvare le apparenze, e l’unica cosa che ho ottenuto è stato far piangere mio figlio ogni notte. Se devo affrontare il giudizio di persone che non sanno nulla del dolore e dell’amore, lo farò a testa alta. Ma voglio averti al mio fianco. Se tu lo vorrai.
Isabelle sentì il cuore batterle all’impazzata contro le costole. Negli occhi scuri e decisi di quell’uomo non c’era l’arroganza dell’imprenditore, ma la sincerità di chi era disposto a rischiare la propria reputazione per difendere la verità dei propri sentimenti.
— Verrò — mormorò lei, con un soffio di voce. — Verrò per Claire, e per Nicolas. E per te.
La sera del gala, l’ingresso dell’hotel era illuminato a giorno dai flash dei fotografi. Quando la berlina nera dei Delmas si fermò all’ingresso, la folla dei cronisti si accalcò per immortalare il ritorno dell’imprenditore. Adrien scese per primo, impeccabile nello smoking su misura. Si voltò e tese la mano per aiutare Nicolas, vestito con un elegante completino scuro, a scendere. Poi, sotto gli sguardi incuriositi della stampa, tese di nuovo la mano verso l’interno della vettura.
Ne uscì Isabelle.
Non indossava gioielli vistosi né un abito tempestato di paillettes come le signore dell’alta società parigina. Aveva scelto un abito lungo di seta verde bosco, dal taglio sobrio e fluido, con maniche a tre quarti e una scollatura discreta. I capelli scuri erano raccolti in uno chignon morbido sulla nuca, lasciando scoperto il viso pulito, illuminato da un filo di trucco naturale. Era di una bellezza semplice, luminosa e aristocratica nella sua totale assenza di vanità.





