Isabelle si chinò leggermente verso di lui, posandogli una mano sulla spalla.
— Nicolas, la nonna è venuta da Parigi per farti un regalo. È gentile da parte sua. Cosa si dice quando qualcuno ci porta un pensiero?
Il bambino esitò ancora un secondo, poi fece due passi avanti, prese il pacchetto e mormorò:
— Grazie, nonna.
— Vuoi aprirlo? — chiese Hélène con un filo di voce.
Nicolas strappò la carta. All’interno c’era un vecchio volume illustrato di favole con la copertina in cuoio rosso e lettere dorate: era il libro che Adrien leggeva da piccolo, lo stesso che Claire amava sfogliare prima che la malattia le togliesse le forze.
— Era di tuo padre — spiegò l’anziana signora, gli occhi leggermente lucidi. — E tua madre lo teneva sempre sul comodino quando eri appena nato. Ho pensato che… fosse giusto che lo avessi tu adesso.
Nicolas passò le dita sulla copertina ruvida. Il suo viso si addolcì.
— Ha le figure dei cavalieri?
— Sì. E ci sono anche i draghi e le foreste incantate.
— Me lo leggi dopo, Isabelle? — chiese il bambino voltandosi d’impulso verso la giovane donna.
La stanza piombò in un silenzio carico di attesa. Adrien, che era rimasto in disparte all’ingresso della biblioteca a osservare la scena, trattenne il respiro. Era il momento in cui l’antico veleno di Hélène avrebbe potuto manifestarsi di nuovo.
Ma fu Isabelle a compiere il gesto decisivo. Si avvicinò con passo leggero, si sedette sul divanetto accanto alla poltrona di Hélène e guardò Nicolas con un sorriso caldo.
— Penso che sarebbe molto più bello se fosse la nonna a leggerti la prima storia. È un libro che apparteneva a lei e al tuo papà, e nessuno conosce quelle storie meglio di lei. Io andrò a preparare una cioccolata calda per tutti e tre, d’accordo?
Nicolas guardò la nonna, poi il libro, e infine annuì, sedendosi sul tappeto ai piedi di Hélène.
— Va bene. Ma leggimi quella del cavaliere con lo scudo blu.
Hélène alzò lo sguardo verso Isabelle. Nei suoi occhi non c’era più disprezzo. C’era un misto di sconcerto, vergogna e una nascente, silenziosa gratitudine. Isabelle le aveva appena restituito l’accesso al cuore di suo nipote, un accesso che con la sola arroganza non avrebbe mai più riconquistato.
— Grazie — sussurrò l’anziana donna, così piano che solo Isabelle poté udirlo.
Isabelle fece un lieve cenno del capo, senza trionfalismo, e si diresse verso la cucina.
Quando Adrien la raggiunse poco dopo vicino ai fornelli, la trovò intenta a mescolare il latte con il cacao amaro. Si fermò sulla soglia, guardandola con un’intensità che non cercava più di nascondere.
— Non eri obbligata a farlo, Isabelle.
Lei non si voltò subito, continuando a muovere il cucchiaio di legno.
— Un bambino ha bisogno di sapere che le sue radici non sono marce, signor Delmas. Hélène ha commesso errori orribili, ma è sua nonna. Nicolas non merita di crescere con l’odio nel cuore; ne ha già sofferto abbastanza per la perdita di Claire.
Adrien entrò nella cucina, avvicinandosi al piano di lavoro. Era abbastanza vicino da sentire il profumo leggero di sapone di Marsiglia e lavanda che la contraddistingueva da sempre.
— Ti ho chiesto molte volte di non chiamarmi “signor Delmas” quando siamo soli. Ti sembra ancora così difficile chiamarmi Adrien?
Isabelle fermò il movimento della mano. Abbassò lo sguardo sul pentolino fumante, sentendo un improvviso calore salirle alle guance.
— È una questione di abitudine,
signore… Adrien. È il modo in cui mi proteggo, credo.
— Ti proteggi da cosa? Da me?
Lei posò il cucchiaio, prese un respiro profondo e si voltò a guardarlo negli occhi. C’era una vulnerabilità sincera nella voce dell’uomo d’affari che raramente si mostrava al mondo esterno.
— Mi proteggo da ciò che la gente potrebbe pensare. Dalla facilità con cui tutto questo castello potrebbe crollare di nuovo se dovessimo dimenticare qual è il mio posto.
Adrien scosse la testa con forza.
— Il tuo posto in questa casa non è stabilito da un contratto, né dai pettegolezzi dei salotti parigini. Il tuo posto l’ha scelto Nicolas quel giorno in cui ha corso verso di te. E ogni giorno che passa, mi rendo conto che l’ho scelto anch’io.
Le parole rimasero sospese tra loro, pesanti e definitive come un giuramento non ancora pronunciato. Isabelle non rispose, ma il suo sguardo rimase ancorato a quello di Adrien, e per la prima volta non ci fu paura nei suoi occhi, soltanto la consapevolezza che il futuro stava per chiedere a entrambi un coraggio diverso.
PARTE 6 — LA FESTA D’ESTATE E IL TENTATIVO DI DISCREDITO





