Dietro di lui c’erano due uomini sulla quarantina, vestiti con giacche a vento scure, le mani infilate nelle tasche con fare inequivocabile.
— Jacques, disse Isabelle, e la sua voce non fu un grido, ma un sospiro di pietra.
— Isabelle, rispose il vecchio notaio avanzando di due passi nello studio. Sei sempre stata troppo intelligente per il tuo bene. E troppo incline a pensare che le favole abbiano un lieto fine se solo si trova l’abito giusto da indossare.
Alexandre si parò immediatamente davanti alla madre, stringendo la cartella contro il petto.
— Come ci avete trovati? Mireille e Camille… cosa avete fatto a Mireille e Camille?
Valadier accennò a un mezzo sorriso privo di qualsiasi calore, un movimento impercettibile delle labbra che somigliava a una ferita.
— Le signore hanno fatto un’eccellente messinscena a Parigi. I ragazzi che le seguivano si sono accorti dello scambio solo quando la vettura si è fermata davanti alla sede della prefettura di polizia sull’Île de la Cité. Ma vedi, Alexandre… voi avete commesso l’errore tipico di chi crede che il mondo giri attorno al presente. Io conosco questa famiglia da cinquant’anni. So esattamente cosa c’è in questa torre perché sono stato io a redigere l’atto fiduciario quando tuo padre comprò questa bastide nel 1974.
Il vecchio sollevò il bastone, indicando la cassaforte aperta dietro il pannello dell’Inverno.
— Non avevo bisogno di seguirvi attraverso la Francia. Ho semplicemente preso il primo volo privato da Le Bourget per Nizza appena ho capito che Isabelle era rientrata a Saint-Cloud con la chiave. Sapevo che sareste venuti qui. Questa casa è sempre stata la tomba dei segreti di Henri. E adesso diventerà anche la vostra.
— Lei non toccherà mio figlio, gridò Isabelle, tentando di superare Alexandre. Prenda i documenti! Prenda i soldi di Lussemburgo, prenda le società, prenda tutto! Lasci andare Alexandre! Non ha nessuna colpa!
— La sua colpa è esistere, Isabelle, disse Valadier con tono pacato, come se stesse leggendo un testamento durante un’udienza notarile. Finché Alexandre esiste e possiede la capacità legale di disconoscere gli atti di suo padre, l’intero castello societario della Beaumont rischia la bancarotta fraudolenta e la confisca giudiziaria. E io, a ottantadue anni, non ho alcuna intenzione di passare gli ultimi giorni della mia vita nel carcere della Santé a spiegare a un giudice istruttore trentenne perché quarant’anni fa ho firmato certi conti a Panama.
Valadier fece un cenno ai due uomini dietro di lui.
— Prendete le cartelle. E chiudete la torre. C’è una vecchia cisterna sotterranea sotto il pavimento della cucina. Nessuno cerca i morti sotto venti metri di calcare provenzale.
PARTE 9 — LA TRAMA DELLA VERITÀ
I due uomini fecero un passo avanti nello studio circolare, estraendo con movimenti lenti e meccanici due pistole semiautomatiche munite di silenziatore.
Alexandre non si mosse. Non tremò. Sentì dentro di sé una strana, glaciale calma subentrare al terrore. Per tutta la vita era stato un uomo che viveva all’ombra di un padre imponente, un uomo che aveva cercato di comprare il rispetto con orologi dal prezzo esorbitante, abiti sartoriali e donazioni benefiche calcolate al millimetro per nascondere il vuoto di un abbandono mai elaborato.
Ora, davanti alla morte, guardò sua madre: fragile, con i capelli bianchi, ma con la testa alta, pronta a fargli da scudo con il suo stesso corpo.
— Valadier, disse Alexandre a voce alta, facendo risuonare le sue parole contro le volte di pietra della torre. Pensa davvero che Camille de Rochefort sia andata alla polizia di Parigi solo per fare una scenata?
Valadier aggrottò le sopracciglia candide, fermando i suoi uomini con un gesto impercettibile della mano aperta.
— Cosa vorresti insinuare, ragazzo? Camille è una ragazza viziata che tiene solo alla sua reputazione nei salotti. Non ha il coraggio di sfidare il nostro mondo.
— Camille è la figlia del presidente del tribunale commerciale di Parigi, Valadier, replicò Alexandre, scandendo ogni sillaba con una precisione spietata. E mentre Mireille guidava la mia auto lungo i viali, Camille non stava scappando. Stava trasmettendo in diretta le copie digitali dei contratti preliminari che mia madre aveva lasciato nella busta color crema al salone di moda tre giorni fa. Le copie che il direttore del museo aveva già autenticato prima della mostra di ieri sera.
Un silenzio denso e pesante calò sulla stanza circolare. Uno dei due uomini armati lanciò una rapida occhiata d’incertezza verso il vecchio notaio.
— Tu menti, sibilò Valadier, e per la prima volta la sua voce tradì un’increspatura di rabbia senile. Isabelle non aveva quelle copie. Le copie erano dentro l’abito! E la fodera dell’abito è stata scucita ventiquattr’anni fa!





