Adrien non forzò il lucchetto principale. Sapeva, per aver visitato la casa anni prima durante un ricevimento di lavoro organizzato da Marchand, che la porta della carbonaia sul retro non era mai stata dotata di serrature moderne, ma di un semplice chiavistello di ferro battuto accessibile attraverso una grata percorsa da edera selvatica. Bastò un colpo deciso di cric, prelevato dal bagagliaio, per far cedere il cardine arrugginito.

L’odore del seminterrato era quello di muffa antica, carbone dimenticato e terra bagnata. Adrien accese la torcia del telefono cellulare. Il fascio di luce bianca tagliò il buio spesso, rivelando pile di scatoloni ammuffiti, vecchie sedie da giardino impilate, biciclette da bambino con le gomme a terra coperte di ragnatele. Proseguì lungo il corridoio basso, con il soffitto a botte, fino alla stanza della caldaia.

Era un colosso di ghisa degli anni Cinquanta, disattivato da decenni, coperto da uno spesso strato di fuliggine indurita. Dietro l’intercapedine tra la caldaia e il muro di fondazione in pietra grezza, c’era uno spazio angusto, largo appena quaranta centimetri. Adrien si chinò, sporcandosi le ginocchia dei pantaloni sul pavimento polveroso. Spostò due assi di legno marcio e puntò la luce.

La cassetta c’era.

Era una scatola per munizioni o strumenti di precisione, in lamiera d’acciaio verde militare, sigillata da un piccolo lucchetto a combinazione a quattro cifre. Adrien la trascinò fuori a fatica; pesava più del previsto. Si sedette sui talloni, con il respiro corto che creava piccole nuvole di vapore nell’aria gelida della cantina.

I numeri sulla lettera: 14-08-2019. La data in cui la società di investimenti fondata da Adrien e Claire aveva firmato l’accordo quadro con il fondo fiduciario gestito da Julien Marchand.

Allineò le ghiere metalliche: 1 – 4 – 0 – 8.

Un clic secco ruppe il silenzio della stanza.

Adrien sollevò il coperchio pesante. Dentro non c’erano mazzette di banconote, né lingotti d’oro. C’erano tre quaderni rilegati in pelle nera, una dozzina di chiavette USB sigillate in bustine antistatiche e un fascicolo di contratti notarili con il timbro di uno studio legale di Ginevra. Ma ciò che fece mancare il fiato ad Adrien, proprio come quella sera in cui il figlio aveva indicato il bastone, fu una fotografia a colori posata sopra le carte.

Ritraeva tre persone sedute al tavolino di un caffè sulla Promenade des Anglais a Nizza.

Al centro c’era Victoria, con gli occhiali da sole scuri e un tailleur avorio. Alla sua destra sedeva Julien Marchand, con un calice di champagne in mano. E alla sua sinistra, appoggiato allo schienale con un sorriso calmo e glaciale, c’era un uomo che Adrien conosceva fin troppo bene: Robert Vaneau.

Robert Vaneau non era un semplice cliente della società di Adrien. Era il presidente della commissione di revisione contabile della camera di commercio regionale, l’uomo che aveva certificato la regolarità delle perizie finanziarie durante la causa di liquidazione fraudolenta di tre anni prima. L’uomo che, durante il funerale di Claire, si era avvicinato ad Adrien sul sagrato della chiesa di Saint-Germain-des-Prés, stringendogli la mano con calore paterno e sussurrando: «Se hai bisogno di qualunque cosa per tutelare il futuro dei piccoli, Adrien, la mia porta è sempre aperta. Claire era una donna straordinaria, troppo scrupolosa per questo mondo feroce».

Troppo scrupolosa.

Adrien aprì il primo quaderno. La grafia non era quella di Marchand. Era quella di Claire.

Sua moglie aveva tenuto un diario parallelo delle anomalie contabili fin dai primi mesi del 2020. Pagina dopo pagina, con il suo rigore millimetrico, Claire aveva tracciato non una banale sottrazione di denaro da parte di un direttore finanziario corrotto, ma una colossale operazione di riciclaggio di capitali illeciti orchestrata attraverso conti fittizi intestati a prestanome legati alla pubblica amministrazione. E la persona che forniva i codici di accesso, i timbri di autenticazione e le credenziali bancarie riservate non era Julien.

Era Victoria.

Victoria non era l’amante o l’assistente opportunista capitata per caso nella vita di Adrien dopo il lutto. Victoria era stata introdotta nella cerchia della famiglia Delcourt con un obiettivo preciso ben prima della morte di Claire: controllare la contabilità interna, monitorare i sospetti che Claire cominciava a manifestare e, se necessario, neutralizzare le fughe di notizie.

Claire lo aveva capito. Sull’ultima pagina scritta del quaderno, datata 12 novembre 2021 — esattamente due giorni prima della notte fatale — Claire aveva annotato:

«Vaneau usa Marchand come schermo, ma è Victoria la spina dorsale del sistema. Ha ricattato Julien per via dei suoi debiti di gioco a Macao. Ha finto di avvicinarsi a me per curiosità professionale, ma ieri ho trovato la copia delle mie chiavi dell’ufficio nella sua borsa durante la colazione al club. Stasera chiederò spiegazioni. Non permetterò che distruggano l’azienda che Adrien ha costruito con suo padre. Se non confessano, andrò dal procuratore capo venerdì mattina. Ho nascosto le copie conformi degli assegni nella cassaforte della nostra vecchia casa d’infanzia a Senlis. Lucas mi ha visto piangere; gli ho detto che la mamma era solo stanca. Devo proteggerli. Non sanno che ho registrato la telefonata di ieri sera con Vaneau.»