La cassaforte si trovava nello studio del padre di Claire, un ex professore di lettere classiche alla Sorbona. Era incassata nel muro dietro una libreria a scomparsa, celata da un pannello di finto legno che replicava i dorsi rilegati delle opere di Cicerone.

Adrien conosceva la combinazione: la data di nascita di Claire seguita dalle iniziali dei due gemelli trasformate in numeri sulla tastiera telefonica.

Lo sportello di metallo pesante si aprì senza opporre resistenza.

All’interno c’era una cartella di cartone spesso, legata con un nastro rosso. Sopra, con la calligrafia inconfondibile di Claire, c’era scritto: «Per Adrien, se non dovessi riuscire a spiegarglielo a voce».

Adrien prese la cartella. Le sue mani tremavano in modo incontrollabile. Belmont gli si avvicinò e gli posò una mano ferma sulla spalla.

— Aprila, figliolo.

Dentro c’erano gli estratti conto originali con i timbri a secco delle banche svizzere e lussemburghesi, le distinte dei bonifici disposti attraverso società fittizie con sede a Panama e nel Delaware, e una chiavetta di memoria esterna in alluminio spazzolato. Ma la cosa più devastante era un documento notarile datato tre giorni prima della caduta di Claire: la bozza di un accordo transattivo in cui Robert Vaneau proponeva a Claire una somma esorbitante per acquistare il silenzio sulla gestione del fondo comune, accompagnata da una clausola di riservatezza tombale.

In fondo alla pagina, Claire aveva scritto a penna rossa:

«Rifiutato. La vita e l’onore di mio marito non sono in vendita. Se domani non presentate le dimissioni da ogni carica, il faldone andrà alla brigata finanziaria della polizia giudiziaria.»

E accanto a quella nota, spillata al foglio, c’era la trascrizione stenografica di un messaggio vocale inviato sulla segreteria telefonica personale di Claire il pomeriggio del 14 novembre 2021:

«Claire, non commettere sciocchezze irreparabili. Ci sono equilibri che vanno oltre la tua comprensione morale. Se pensi di fare la crociata per salvare la reputazione di tuo marito, finirai per distruggere lui e lasciare orfani i tuoi figli. Questa sera verrò da te con Victoria. Dobbiamo chiudere questa storia una volta per tutte. Non costringerci a usare maniere che nessuno di noi desidera.»

La firma del messaggio era registrata con un’indicazione precisa del mittente: R. V.

Adrien si voltò verso Belmont. I suoi occhi erano arrossati, ma lo sguardo era fermo come il ferro.

— Non era solo Marchand. Julien era l’autista, l’uomo della manovalanza. Quella sera, in casa mia, c’erano Victoria e Robert Vaneau.

Belmont lesse il foglio con la fronte aggrottata. Il suo viso divenne grigio come la cenere.

— Questo cambia completamente la natura del processo. Non è più la tragedia di una notte di follia. È un’esecuzione premeditata nell’ambito di un’estorsione ai massimi livelli della finanza istituzionale. Claire non è caduta per una fatalità durante un battibecco tra donne: è stata messa con le spalle al muro da due persone determinate a toglierle quei documenti con la forza.

— E Victoria ha preso il bastone per impedirle di fuggire verso la porta d’ingresso — completò Adrien, con la voce che gli moriva in gola. — Quando Claire ha cercato di salire verso la stanza dei bambini per proteggerli, l’hanno bloccata sul pianerottolo. Il bastone serviva a spingerla indietro. E quando il tacco ha ceduto…

— Nessuno ha allungato la mano — disse Belmont, chiudendo gli occhi con profonda pietà. — Hanno guardato il corpo sul fondo dei gradini. Hanno capito che non poteva più parlare. E poi hanno orchestrato la messa in scena, lasciando a Victoria il compito di completare l’opera entrando nella tua vita per controllare ogni tua mossa successiva.

In quell’istante, il telefono cellulare di Adrien squillò nella tasca interna del cappotto.

Era il numero fisso di casa sua.

Adrien rispose all’istante, portandosi l’apparecchio all’orecchio con un presentimento cupo che gli strinse la gola come un cappio.

— Sophie?

Dall’altro capo della linea non giunse la voce calma della donna, ma un respiro affannato, rotto dal terrore.

— Monsieur Delcourt… deve tornare subito.

— Sophie, cosa succede? I bambini? Dove sono i bambini?

— Sono qui con me, sono chiusi nel guardaroba al piano terra. C’è… c’è un uomo fuori dalla cancellata. È arrivato con una berlina scura dieci minuti fa. Ha suonato, ha detto che doveva consegnare un plico urgente per conto del tribunale. Non gli ho aperto. Poi ha fatto il giro della proprietà. Ha provato a forzare la porta della veranda sul retro. Ho chiamato la polizia, ma la centrale mi ha detto che tutte le pattuglie del settore sono impegnate per un allarme bomba alla stazione di Montparnasse… ci vorranno almeno venti minuti!

— Sophie, ascoltami bene — gridò Adrien, sentendo il sangue pulsargli nelle tempie. — Prendi la vecchia pistola di mio padre dalla cassaforte dell’armadio in camera da letto. La chiave è dentro il vaso di peltro sulla mensola. Caricala se riesci, altrimenti tienila in mano e non aprire per nessun motivo al mondo! Sto arrivando!