— Quale leva? Victoria è già in prigione. Rischia quindici anni per le accuse attuali. Non ha più nulla da perdere.
Belmont sorrise amaramente, scuotendo la testa canuta.
— Una donna come Victoria ha sempre qualcosa da perdere, Adrien. Pensa al suo profilo. Non è una criminale comune cresciuta nei quartieri degradati della banlieue. È una donna brillante, ambiziosa, cresciuta nell’alta borghesia provinciale, che ha sacrificato ogni scrupolo morale per mantenere uno status sociale di altissimo livello. Attualmente, la sua strategia processuale guidata da Maître Baudouin si basa sull’immagine della vittima delle circostanze: la fidanzata innamorata che si è trovata nel posto sbagliato al momento sbagliato, trascinata da un socio d’affari senza scrupoli, paralizzata dal panico dopo una tragica fatalità. Vuole patteggiare una pena ridotta per omissione di soccorso, fare tre o quattro anni in un penitenziario modello e poi rifarsi una vita all’estero con i conti cifrati che nessuno è ancora riuscito a bloccare.
L’avvocato si sporse in avanti sulla scrivania.
— Ma se le dimostri che sei in possesso della prova documentale che la lega direttamente a Vaneau e alla gestione dei fondi neri, quell’impianto crolla. In quel caso, la procura non parlerà più di omicidio colposo o mancata assistenza: si aprirà la prospettiva dell’ergastolo per concorso in associazione a delinquere finalizzata all’estorsione e omicidio preterintenzionale con l’aggravante dei futili motivi. A quel punto, Victoria capirà che Vaneau non la salverà. Capirà che per lui lei è solo una pedina spendibile, un testimone pericoloso che conviene lasciare marcire in una cella. E allora parlerà. Le persone come lei non vanno al patibolo per proteggere i propri complici; tradiscono nel momento esatto in cui realizzano che l’accordo di ferro è diventato una trappola.
Adrien guardò l’orologio da polso. Erano le due del pomeriggio.
— Senlis dista cinquanta chilometri da Parigi. La casa dei genitori di Claire è disabitata da quando sua madre è mancata tre anni fa. Nessuno ci va mai, a parte una ditta di giardinaggio che taglia le siepi due volte all’anno.
— Andiamo insieme — disse Belmont, alzandosi con decisione e infilando il cappotto scuro. — Non voglio che tu sia solo se dovesse succedere qualcosa. E porta con te la registrazione che Claire aveva lasciato sul cellulare. C’è un dettaglio in quell’audio che la scientifica ha trascurato, ma che un vecchio avvocato come me ha notato subito ascoltando la perizia trascritta.
— Quale dettaglio?
— La voce maschile che intima a Claire di consegnare il fascicolo. Gli inquirenti hanno dato per scontato che appartenesse a Julien Marchand perché i tabulati posizionavano la sua utenza telefonica nella cella di copertura della vostra abitazione quella sera. Ma Julien ha una cadenza lionese marcata, con le vocali aperte tipiche del Rodano. L’uomo che ha parlato in quella stanza usava un tono monocorde, piatto, privo di inflessioni regionali. Era la voce di un professionista abituato a dare ordini senza alzare il tono. La voce di un magistrato, di un alto funzionario… o di un revisore dei conti.
Un brivido freddo percorse la schiena di Adrien.
— Vaneau era lì.
— È quello che dobbiamo scoprire a Senlis — rispose Belmont, aprendo la porta dello studio.
Il viaggio verso nord si svolse in un silenzio quasi totale, interrotto soltanto dal ronzio monotono dei tergicristalli che scacciavano una pioggia fine e insistente. Adrien guidava con lo sguardo fisso sulla carreggiata dell’autostrada A1, mentre la sua mente ripercorreva ogni singolo giorno trascorso con Victoria dopo la tragedia.
Ricordò quando, sei mesi dopo la scomparsa di Claire, Victoria gli aveva suggerito con dolcezza di ridipingere la camera dei gemelli. «I colori chiari li aiuteranno a dormire meglio, Adrien. Il verde acqua cancella i brutti sogni». Ora capiva: voleva cancellare qualunque traccia visiva che potesse riattivare la memoria dei bambini.
Ricordò quando Victoria aveva insistito per sostituire la governante temporanea con Sophie, credendo che una ragazza giovane, proveniente da una famiglia modesta e bisognosa di un impiego stabile, sarebbe stata più facile da intimidire e meno propensa a fare domande se i bambini avessero pronunciato frasi sconnesse durante i loro incubi notturni.
Victoria aveva calcolato ogni dettaglio con una precisione chirurgica. Ma aveva commesso un errore fondamentale, l’errore che commettono tutti coloro che considerano l’animo umano come una semplice equazione contabile: aveva sottovalutato la purezza e l’ostinazione della memoria infantile.
Non aveva calcolato che un bambino di sei anni non dimentica l’immagine di un bastone scuro agitato nell’ombra della notte, né la vista di una scarpa col tacco che scivola sull’orlo di un gradino mentre la madre urla disperata.
La casa di Senlis era una costruzione del tardo Ottocento, con persiane di legno grigio e un piccolo cortile interno lastricato di ciottoli di fiume. L’aria all’interno era densa di chiuso, ma pulita; l’odore di lavanda dei sacchetti riposti negli armadi resisteva al tempo, evocando all’istante la presenza di Claire, della sua infanzia serena prima che le ambizioni della finanza parigina entrassero nella sua vita.





